mercoledì 6 giugno 2012

I distretti di economia solidale


Approfondimento: I Distretti di Economia Solidale per un nuovo paradigma economico

Fonte:
14 Maggio 2010
I Distretti di Economia Solidale per un nuovo paradigma economico

I Gruppi di acquisto solidale e l’autoproduzione, insieme ad altre esperienze di consumo critico e in generale di economia e finanza etica, rappresentano dei tentativi di applicare gli stessi princìpi di giustizia e sostenibilità ambientale nelle varie attività economiche: produzione, distribuzione, servizi, consumo e finanza. In questo senso l’economia solidale, oltre a essere un insieme di pratiche, diventa una prospettiva di trasformazione sociale attraverso la costruzione di spazi di economia al servizio delle persone.

In questa prospettiva di costruzione a partire dall’esistente, un contributo fondamentale viene dal brasiliano Euclides Mance, autore de La rivoluzione delle reti e animatore della Rete Brasiliana di Socio-Economia Solidale. 

Mance ipotizza la transizione verso un’economia post-capitalista attraverso la creazione di reti economiche tra unità di produzione, servizi e consumo organizzate secondo le caratteristiche dell’economia solidale
L’articolazione di queste reti a livello regionale, nazionale e mondiale può costituire la base per un nuovo paradigma economico
In questo senso l’economia solidale diventa la base per la costruzione di un’economia alternativa, immaginata come una rete che si diffonde e rafforza attraverso le scelte dei consumatori che indirizzano verso la rete le risorse necessarie a sostenerla.

In Italia, le numerose realtà dell’economia solidale hanno avviato un percorso comune per ragionare su questa prospettiva di costruzione di reti di economia solidale. Dal confronto tra le diverse realtà presenti è scaturita la volontà di portare avanti la creazione di un gruppo di lavoro per la “Rete di Economie Solidali“ (RES) con l’attivazione del sito www.retecosol.org e una mailing list per scambiare le informazioni tra le persone e le realtà interessate a questo progetto. 

Che cos'è l'economia solidale


Che cos’è l’economia solidale

di Loris Asoli

7 settembre 2006 – Loris Asoli
Fonte: Bollettino Res Marche N°5 Anno 1 – 03 marzo 2005

[documento integrale]

All’interno del nostro sistema economico, che viene definito “neoliberismo capitalista”, sono sorte, da parte di alcuni settori, gruppi di imprese e consumatori, delle pratiche economiche che contraddicono il modo di essere e di operare dell’economia convenzionale e si basano su principi diversi.
Il tornaconto personale e d’impresa e l’utilitarismo non vengono posti in primo piano, come criteri guida dell’agire economico, ma si dà priorità al rispetto per l’ambiente, alle relazioni umane di equità e giustizia e al “tornaconto” sociale, cioè al “tornaconto” dell’umanità nel suo complesso.
L’Economia Solidale vuole cercare di estendere gradualmente questi principi a tutta l’economia
Vediamo intanto brevemente alcuni di questi settori che hanno fornito e forniscono lo spunto di partenza per l’economia solidale

Il commercio Equo e Solidale

Mentre nell’economia convenzionale i commercianti cercano di ottenere le merci al più basso prezzo possibile, nel settore del Commercio Equo e Solidale avviene qualcosa di sensazionale: i commercianti desiderano pagare le merci importate ad un prezzo più alto rispetto a quello del mercato. Lo fanno perché riconoscono che l’economia convenzionale crea dei meccanismi di sfruttamento delle popolazioni del “terzo” mondo e perché sempre più consumatori consapevoli non vogliono sentirsi coinvolti in queste pratiche di sfruttamento. Inoltre il Commercio Equo si basa sulle relazioni dirette, di conoscenza e di scambio, anche culturale, che vengono instaurate con i gruppi di produttori dai quali si importa. Il Commercio Equo cerca di favorire, fra le popolazioni povere, la creazione e gestione di imprese produttive solidali, che possano rendersi indipendenti dai grandi commercianti tradizionali, che cercano solo il prezzo più basso e i più alti utili. Cerca inoltre di favorire le pratiche produttive ecologiche.

Agricoltura Biologica

Anche qui l’impulso originario era basato sugli ideali e non sul tornaconto. In questo caso si voleva realizzare la “solidarietà” con la natura e fra gli uomini, si voleva non inquinare l’ambiente, le falde acquifere e i cibi con prodotti chimici nocivi e si volevano offrire dei cibi di alto valore nutritivo. Questo comportava pratiche agricole che richiedevano più impegno e lavoro, in tempi in cui non c’era ancora un mercato particolare per i prodotti così ottenuti. Si cercava inoltre anche un nuovo modo di lavorare e rapportarsi, non solo con la natura, ma anche fra gli esseri umani. Dopo che questo settore ha ottenuto successo presso i consumatori e le istituzioni, da parte di alcuni nuovi operatori, è diventato l’occasione di “fare affari” come i settori tradizionali. Tuttavia la maggior parte delle aziende attuali conserva ancora gran parte dello spirito originario.

Altre Pratiche Ecologiche

Nel campo del rispetto e della tutela dell’ambiente e della salute sono poi sorti numerosi altri settori, pratiche e soggetti come, per esempio, la Bioedilizia e Bioarchitettura, le Energie rinnovabili, le Associazioni ambientaliste, la Medicina “olistica”, l’Ecologia nei detergenti, nella cosmesi, nei tessuti, negli spazi abitativi e negli apparati elettromagnetici, l’Ecologia nella gestione dei rifiuti (recupero e riciclo). Anche tutte queste pratiche, ed altre simili, in genere, anche se non sempre, mettono in primo piano altri valori rispetto a quelli dell’utilitarismo immediato e cioè, come nell’agricoltura biologica si cerca soprattutto di realizzare prodotti e servizi non nocivi ma favorevoli alla natura, all’ambiente e all’uomo e cercando di instaurare nuovi rapporti sociali.

Cooperative Sociali

Mentre il nostro sistema economico tende ad emarginare i soggetti più deboli, basandosi sulla concorrenza e sulla lotta per la conquista del mercato, questo tipo di imprese, al contrario, cerca di valorizzare proprio i soggetti più deboli ed esclusi, riconoscendo il valore e la dignità di tutti.

Cooperazione

Mentre le imprese convenzionali sono basate sulla ricerca di un utile quanto più alto per gli imprenditori e per i soci o azionisti, nelle cooperative gli impulsi costitutivi sono quelli della cooperazione, solidarietà, equità nei rapporti di lavoro e di responsabilità dei soggetti coinvolti. I soci lavoratori delle cooperative di lavoro, per esempio, non possono ripartirsi gli utili d’esercizio, tranne che una eventuale piccola percentuale, né hanno diritti sul capitale quando fuoriescono dall’impresa, anche per pensionamento. Né hanno diritti sui capitali residui, all’eventuale cessazione dell’azienda. L’impresa cooperativa è dunque un’impresa sociale, di cui possono usufruire le nuove generazioni. Certo bisogna distinguere fra cooperative e cooperative, ma anche esse portano in sé una natura che, in alcuni aspetti, contraddice quella delle imprese convenzionali.

Cooperazione Internazionale

Anche in questo settore l’impulso genuino ed originale era quello di essere d’aiuto alle popolazioni in difficoltà, quindi ancora un impulso antiutilitaristico. Poi vari “potentati” di questo mondo hanno voluto creare anche delle imprese e associazioni di comodo, da affiancare a loro negli incontri internazionali ad alto livello (ONU, ecc), per continuare a coltivare i loro interessi particolari, con la copertura culturale di associazioni e imprese compiacenti della Cooperazione Internazionale. Tuttavia il desiderio di pervenire ad una umanità che viva nell’uguaglianza, nella solidarietà e nella fratellanza, oltre che nella libertà, rimane l’impulso corretto che fa riconoscere le organizzazioni più valide di questo settore.

Software libero

Il software libero, nel campo dell’informatica, preannuncia l’era in cui, in tutti i campi della conoscenza umana, non vi saranno più segreti e brevetti, ma le scoperte e le innovazioni saranno subito messe a disposizione di tutti e da tutti potranno essere migliorate. Anche qui è presente una pratica, la condivisione delle conoscenze, che è volta all’interesse generale e contro interessi individuali particolaristici.

Turismo Responsabile

In questo settore stanno sorgendo imprese che favoriscono un turismo basato su esperienze di incontro diretto e favoreggiamento delle popolazioni povere dei paesi con interesse turistico, senza il tramite delle grandi agenzie e strutture alberghiere di stampo occidentale e senza pratiche di “inquinamento” turistico, ma con l’interesse ad uno scambio relazionale e culturale alla pari.

Finanza Etica

Importantissimo questo settore che raccoglie intorno a sé tutti quei risparmiatori che vogliono indirizzare coscientemente il loro denaro, per favorire le persone e le aziende nei cui valori e nella cui pratica possano riconoscersi, invece di depositare il loro denaro all’ammasso presso banche che poi finanziano anche guerre, produzioni di armi, evasioni fiscali, riciclo di denaro “sporco”, imprese che sfruttano interi paesi e popolazioni,ecc.
Inoltre troviamo anche qui un criterio antiutilitaristico: mentre le banche convenzionali finanziano solo chi può dare adeguate garanzie, la finanza etica finanzia le persone e i progetti meritevoli indipendentemente da garanzie in beni e capitali.

Gruppi di Acquisto Solidale e Consumo Critico

Per favorire le produzioni ecologiche e solidali importantissimo, essenziale, è il settore del consumo. I consumatori stanno prendendo coscienza sempre più del loro potere di indirizzare la produzione con le loro scelte quotidiane di consumo. Nascono così numerose pratiche (Consumo critico, Gruppi di acquisto solidale, Bilanci di giustizia,ecc.) in cui i consumatori si organizzano, sia per attivare una coscienza di consumo più ecologica a livello individuale e familiare, sia per ostacolare imprese il cui comportamento è negativo nei riguardi dell’ambiente e delle persone e sia per favorire le imprese ecosolidali.

Le Imprese Etiche”

Fatto interessante è che tutte queste pratiche, vecchie e nuove, basate sull’adesione a certi valori, più che sul tornaconto personale, stanno “contaminando” il mondo delle imprese convenzionali. Sempre più si parla di “impresa etica”, “impresa ecosostenibile”, “impresa responsabile”, e così via, e si stabiliscono anche regolamenti a livello dell’Unione Europea o internazionali (norme ISO 14001, regolamento EMAS, ecc). Anche se spesso è la ricerca di “belletto” e di convalida sociale e commerciale che muove molte aziende in questa direzione, tuttavia queste tendenze non possono che essere viste in modo favorevole. Dalla società civile e dal mondo delle imprese produttive sorge sempre più la domanda di un’economia “altra”, sostenibile, equa, partecipativa ed ecologica. Purtroppo, alcune grosse imprese multinazionali, essendo consapevoli di questa tendenza, cercano di confondere le acque, aggiustandosi delle etichette di eticità che non competono loro.
Inoltre, finché si rimane nei meccanismi economici, finanziari, monetari, istituzionali e di potere di questo tipo di sistema è impossibile dare una vera risposta positiva alla richiesta di una economia etica e solidale.

I Criteri per le Imprese dell’Economia Etica e Solidale.

Da tutte le pratiche economiche “alternative” che abbiamo descritto si possono sintetizzare, e lo si è fatto, alcuni criteri per definire le Imprese dell’Economia Etica e Solidale. Li possiamo sintetizzare nei seguenti criteri generali:
  1. Ecologia
  2. Solidarietà e collaborazione
  3. Equità
  4. Rispetto per le persone
  5. Partecipazione (dei lavoratori alla vita e alla responsabilità dell’impresa)
  6. Responsabilità
  7. Uso sociale degli utili (in contrapposizione ai grandi accumuli individuali)
  8. Rapporti corretti con l’esterno (clienti, fornitori, istituzioni)
  9. Impegno nell’economia locale (rapporto col territorio)
  10. Disponibilità a collegarsi ed operare in rete
  11. Coltivazione del bene comune
In questa sintetica presentazione dell’Economia solidale non si scende in dettaglio su questi criteri.
C’è da dire che le imprese che abbiamo menzionato non soddisfano a tutti questi criteri contemporaneamente ma, in genere, solo ad alcuni. Per esempio le imprese che fanno agricoltura biologica soddisfano al criterio dell’ecologicità, ma non è detto che soddisfino anche agli altri. Le imprese cooperative soddisfano al criterio degli utili sociali, ma non sempre anche agli altri. Analogamente per gli altri settori. Tuttavia l’economia solidale tende a prendere gli aspetti positivi di ciascuno di questi settori e poi a sommarli insieme, cercando di favorire gradualmente lo sviluppo di imprese che soddisfano contemporaneamente a tutti i criteri.
In relazione a questi criteri si pensa anche alla possibilità di istituire un marchio per riconoscere le imprese e i prodotti dell’Economia etica e Solidale. Lo si potrà fare dopo aver creato una struttura associativa adeguata e delle normative di marchio condivise fra gli operatori del settore.

Le Reti dell’ Economia Etica e Solidale

Un fatto nuovo e interessante è quello dello sviluppo delle Reti. Mentre fino a poco tempo fa i settori sopra menzionati hanno agito più o meno separatamente, ora tendono a creare “alleanze” e “sinergie”, culturali ed economiche, al fine di rafforzarsi reciprocamente e di prendere il buono l’uno dall’altro.
Questo processo di costruzione delle reti (nazionale e locali) dell’Economia etica e solidale, in Italia è appena all’inizio, mentre in alcuni stati esteri è ad uno stadio più avanzato (esempi: Brasile, Argentina, Francia, Spagna…). Tuttavia le potenzialità della rete italiana sono, probabilmente ancora più elevate, perché nel nostro paese esiste un fitto tessuto di esperienze nei settori sopra indicati e un’apertura generale a queste tematiche.

Un nuovo sistema sociale ed economico

Il fatto più interessante è che all’interno di queste aziende e associazioni e di queste reti e distretti si incomincia a pensare non solo di stabilire dei collegamenti, ma anche di creare le basi per un vero e proprio nuovo sistema economico, alternativo a quello del capitalismo neoliberista, capace di prenderne gli aspetti positivi e di risolvere i gravissimi problemi e contraddizioni che esso genera. Questo comporta di coinvolgere sempre più persone e imprese di ogni settore in un progetto di trasformazione dal basso dell’economia complessiva.
I criteri visti precedentemente riguardano le singole imprese (la microeconomia), ma sulle basi di queste tendenze si possono stabilire alcuni criteri simili anche per il sistema economico nel suo complesso (la macroeconomia).
E cioè l’Economia solidale vuole mettere le basi per un sistema sociale ed economico che:
  • non genera disoccupazione, ma valorizza tutti i soggetti con possibilità di lavorare ed esprimere le loro potenzialità e capacità
  • non esclude e non marginalizza i più deboli, come fa l’attuale sistema, ma valorizza tutte le individualità
  • non concentra la maggior parte delle ricchezze e del potere nelle mani di pochi popoli e individui
  • è equo nella ripartizione dei redditi e delle risorse
  • ha attenzione e cura per l’ambiente naturale e conserva il pianeta in buono stato per le generazioni future
  • rispetta i diritti di tutti i popoli su tutta la terra e le diversità culturali
  • favorisce una gestione più partecipata e responsabile delle imprese e delle attività produttive
  • non concentra ed occulta le conoscenze tecniche e scientifiche, ma le mette a disposizione di tutti
  • risolve le cause dei conflitti bellici e favorisce l’avvento di un’era di pace su tutta la terra
La nascente economia etica e solidale tende anche a stabilire delle “alleanze” nell’ambito del mondo della cultura, per lo sviluppo di una cultura libera ed etica, e nell’ambito delle istituzioni (comuni, province, regioni, ecc.) per una collaborazione sul territorio.

I distretti dell’Economia Etica e Solidale

Lo sviluppo della Rete Italiana di Economia Solidale (RES) è partito da un incontro nazionale tenutosi a Vedova il 19 Ottobre 2002, promosso dalla Rete Lilliput ma aperto a tutti.
In seguito a questo incontro si è costituito un gruppo di lavoro che ha ricevuto, dall’Assemblea dell’incontro, l’incarico di elaborare una proposta per lo sviluppo della rete dell’economia Solidale in Italia. Questo gruppo, dopo vari incontri, ha elaborato un documento che indica i principi generali dell’economia solidale e propone di realizzare e sviluppare la Rete nazionale attraverso articolazioni locali definite “Distretti dell’Economia Solidale”. Sul singolo territorio si vogliono realizzare il collegamento, la sinergia e l’azione comune dei soggetti locali dell’economia solidale. Imprese produttrici, lavoratori, finanziatori e consumatori dell’economia solidale si incontrano e si alleano sul territorio per sostenere e sviluppare l’economia solidale locale e generale.
Descrizioni più ampie dei distretti dell’economia etica e solidale si possono trovare sul sito web http://www.retecosol.org. La fase realizzativa dei Distretti è ai suoi primi passi in varie parti d‘Italia, Attualmente c’è in molte parti d’Italia un gran fermento di iniziative interessanti, legate allo sviluppo dell’Economia solidale: fiere, mercati, centri commerciali, convegni, seminari, scuole, incontri e manifestazioni varie, pubblicazione di guide e altro.
Si prevede uno sviluppo abbastanza rapido di questa nuova forma di economia, soprattutto se gli enti pubblici daranno il loro contributo, come è auspicabile

mercoledì 30 maggio 2012

K O Y A A N I S Q A T S I


La prima serata di una serie di 5 - tutti i venerdì presso la casa del popolo di Settignano  (in calce i film in programma)

Se non l'avete mai visto avrete sicuramente visto alcune delle sue immagini in quanto è uno dei film più citati, sia nei documentari che nel mondo pubbilicitario. Non solo ha fatto scuola ma ha praticamente inventato una corrente di pensiero cinematografico che si è poi chiamata 'non verbal films' e che sta continuamente sfornando materiale. Ovviamente in Italia arriva poco, noi con questa rassegna intendiamo far vedere un po' di questi film cercando di focalizzare l'attenzione al gusto, alla bellezza e all'intelligenza di certe immagini e di certi accostamenti. Associati sempre, con un contributo che si avvicina al 50% del valore di film, ad una sonorizzazione spettacolare e strepitosa, spesso composta per l'occasione.

Venerdi  1 Giugno  
presso CDP Settignano in collaborazione con CinemAnemico
Rassegna:  Sounds & Visions 

ore 20: A P E R I C E N A 

ore 21.30: 

K O Y A A N I S Q A T S I 


“Koyaanisqatsi è una parola della lingua amerinda hopi e significa vita in tumulto, oppure "vita folle; vita tumultuosa; vita in disintegrazione; vita squilibrata; condizione che richiede un altro stile di vita". 
Il primo della famosa quatsi Trilogy, risale al 1982, è un film sulla vita e sulle contraddizioni che essa pone, sull'impatto dell'umanità sulla terra e delle sue conseguenze.  Ma non è un film pessimista  o  catastrofico, anzi è un grandissimo atto di amore per tutto il creato e per tutta l'umanità. Si cerca di arrivare alle differenze e di superarle in un avvicendarsi di immagini contrastanti ma talvolta sorprendentemente simili.  Tutto ciò per riaffermare infondo che tutta la terra nelle sue necessarie differenze e diversità conserva una univocità olistica che ci lascia meravigliati per la sua intrinseca ed elegiaca bellezza. Il tema della sostenibilità è purtroppo è così attuale che malgrado gli anni è un film che avrebbe potuto essere stato fatto ieri anche se lo sguardo è talvolta un po' ingenuo ma la tecnica di ripresa è molto raffinata e all'avanguardia per l'epoca.  Tutto questo scandito dalla musica minimale ed elegiaca di Glass chi si integra perfettamente con le immagini del film  giocando con esse in un susseguirsi di variazioni ritmiche e melodiche che lasciano stupefatti. Un capolavoro, forse il più grande film di Reggio a cui seguiranno altri.

INOLTRE: 

Venerdi  8 Giugno  presso CDP Settignano in collaborazione con CinemAnemico
rassegna: Sounds & Visions - ore 21.30: Film: Powaqquatsi  di G.Reggio musiche di P.Glass

giovedì 24 maggio 2012

Raccolta differenziata di piatti e bicchieri di plastica. Finto riciclo


Raccolta differenziata, ma i piatti usa e getta finiscono nell’inceneritore

La legge permette lo smaltimento di "stoviglie" plastificate solo dal primo maggio, anche se le forchette restano escluse. "Ma poi non esiste una filiera per il recupero - spiega l'assessore provinciale torinese Roberto Ronco - quindi il rischio è lo smaltimento con l'indifferenziata. Ecco cosa buttare o no insieme agli imballaggi

plastica riciclata interna new
A partire dal 1° maggio i piatti e i bicchieri di plastica usa e getta si possono “legalmente” gettare nella raccolta differenziata. Una novità di cui probabilmente molte persone non si accorgeranno nemmeno, avendolo fatto fino ad ora senza sospettare di essere in errore. Nella raccolta della plastica, in realtà, vanno conferiti esclusivamente gli imballaggi, quindi niente giocattoli, accessori, spazzolini…e finora nemmeno stoviglie usa e getta: per quanto possa sembrare incredibile se pensiamo alle enormi quantità che vengono consumate ogni giorno nelle mense italiane. Ma piatti e bicchieri, sono o non sono imballaggi? La questione è un po’ complicata. Imballaggio è tutto ciò che serve a contenere una merce, e che non viene dunque venduto separatamente. Il confine in Italia è definito e regolato dal pagamento del Contributo Ambientale Conai, un’imposta che devono versare al Consorzio Nazionale Imballaggi le imprese che producono, appunto, “imballaggi“. Di fatto le stoviglie erano sostanzialmente esonerate dal contributo. E per questo motivo, economico, le stoviglie usa e getta che venivano gettate nei cassonetti della plastica e recuperate dal consorzio di raccolta (il Corepla) venivano considerate “frazione estranea”, vale a dire delle impurità, in grado di abbassare il livello qualitativo del carico raccolto, e dunque il suo valore economico.
Solo poche settimane fa i consorzi hanno deciso di cambiare: i produttori versano da maggio il contributo per intero e le stoviglie di plastica -ricatalogate come imballaggi – possono entrare a pieno titolo nella raccolta. Ma questo non significa che verranno riciclate tutte per davvero. Anzi – come ha dichiarato l’ assessore all’ambiente della Provincia di Torino, Roberto Ronco – allo stato attuale mentre i vituperati sacchetti e le vituperate bottiglie hanno delle filiere di recupero e torneranno a essere plastica, piatti e bicchieri finiranno quasi tutti piuttosto male: le stoviglie usa e getta di plastica rientrano infatti nella famiglia delle plastiche eterogenee, per le quali non esiste ancora una filiera di recupero su scala nazionale, e dunque verranno incenerite. Non sono problemi tecnici insormontabili a ostacolare il riciclo, ma una questione economica: attivare un nuovo filone di recupero ha ovviamente dei costi molto alti, che non saranno mai affrontati in assenza di un mercato significativo di acquirenti. Quindi per ora non se ne farà nulla, al di là di qualche rara esperienza regionale, come il caso dell’azienda di trattamento Revet, che in Toscana ha avviato alcuni progetti sperimentali di riciclo, recuperando parte delle plastiche miste per produrre pannelli fonoassorbenti, componenti per la Piaggio e arredamenti per esterni.
Ma il riciclo delle stoviglie usa e getta è un problema solo italiano? Vediamo velocemente cosa succede fuori dai confini nazionali. In Francia piatti e bicchieri di plastica restano fuori dalla raccolta. In Spagna, Portogallo, Svezia e Germania invece vengono raccolti, ma devono essere ripuliti prima di essere inseriti nel cassonetto (una raccomandazione che il Corepla ribadisce a chiare lettere anche in Italia: i piatti non saranno più considerati delle impurità, ma le tracce di pastasciutta o – peggio ancora – gli avanzi di cibo decisamente sì! Invece un goccio di caffè rimasto nel bicchiere non è un problema). In Inghilterra e negli Stati Uniti il destino delle stoviglie usa e getta dipende dal tipo di polimero utilizzato: piatti e bicchieri di plastica sono generalmente realizzati in polistirene (PS, identificato con il numero 6) e possono essere conferiti nella raccolta, anche se le effettive possibilità di riciclo non sono affatto omogenee sul territorio e variano spesso da una città all’altra.
Tornando all’Italia, non è ancora partita una vera campagna di comunicazione del Conai per spiegare agli italiani la novità. Oltre a ricordare a chi usa stoviglie usa e getta di assicurarsi che non ci siano troppe tracce di cibo prima di buttarle nella raccolta, la campagna dovrà far passare un altro messaggio: nel cassonetto della plastica dovranno andare i piatti e i bicchieri, ma non le posate. Che, per quanto servano più o meno allo stesso scopo, non sono imballaggi per nessuno, nemmeno per le direttive europee. E quindi le posate di plastica usa e getta vanno nei rifiuti indifferenziati.
di Elena Donà e Paolo Hutter